DALL’IO AL NOI – un passaggio complesso

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anfiteatro

Sabato 30 Marzo 2019 – ore 9,30/13,00

Libreria Franco Angeli Bookshop
Piazzetta ribassata davanti al Teatro degli Arcimboldi
(MM5 – Bicocca; Bus 87; tram 7 – fermata Arcimboldi)
Ingresso libero

DALL’IO AL NOI-UN PASSAGGIO COMPLESSO

Luigi Borgomaneri

Luca Pinzolo

Conduce il dibattito Guido Bozzini

Pensare il passaggio dall’Io al Noi richiede la definizione di un luogo di transito: questo è individuato in una dimensione del comune o del transindividuale – elemento a-soggetto in cui i soggetti sono già-sempre immersi e co-costituiti.
Un momento straordinario di passaggiodall’Io al Noi si ebbe nella storia italiana durante i 600 giorni dell’ occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana. Dopo vent’anni di ubriacatura delle menti, una massa incalcolabile di uomini, donne e soprattutto giovani fu per la prima volta e in un contesto di totale marasma costretta a scelte e assunzioni di responsabilità drammatica. La pagina allora apertasi schiude però anche impensate possibilità di scoperta di valori sconosciuti, di confronto civile, di nuove forme di socialità e solidarietà.

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IDEOLOGIA PATOLOGICA

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di Adriano Voltolin

Maurice Godelier scrisse una volta che c’è un modo di fare storia che ne falsifica il profilo fin dall’impostazione del lavoro di ricerca: il modo è quello di riconoscere un fatto piuttosto che di conoscerlo. Questa osservazione dell’antropologo francese non vale solamente per gli storici, ma anche per tutti quegli scienziati che, per dirla con Bion, fanno della memoria, e sommessamente anche del desiderio, l’asse portante del loro lavoro.
L’insufficiente capacità di contenimento è certamente un problema di non poco conto in un dibattito sulla metodologia scientifica, ma assume un profilo diverso e più preoccupante quando si fa sapere diffuso, ideologia basata sul pregiudizio.

I CONFINI DELL’ “IO” E DEL “NOI” Prospettive antropologiche e psicoanalitiche a confronto

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anfiteatro

Sabato 26 Gennaio 2019 – ore 9,30/13,00

Libreria Franco Angeli Bookshop
Piazzetta ribassata davanti al Teatro degli Arcimboldi
(MM5 – Bicocca; Bus 87; tram 7 – fermata Arcimboldi)
Ingresso libero

I confini dell’ “io” e del “noi” – prospettive antropologiche e psicoanalitiche a confronto

Lorenzo D’Angelo

Giuseppe Perfetto

Conduce il dibattito Gianni Trimarchi

Il seminario offre una riflessione sui confini e l’estensione dei concetti di “io” e “noi”. Nel confronto fra la prospettiva antropologica e la lettura psicoanalitica, i relatori esamineranno come l’“i o” sia un campo di relazioni intersoggettive complesse; come il concetto di “noi” implichi una dipendenza strutturale e crei legame sociale, inoltre come il “noi” possa essere esteso al di là dei confini dell’umano. I relatori metteranno in evidenza le relazioni etiche e politiche degli approcci teorici da loro esaminati.

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IN MEMORIA DI GIORGIO LUNGHINI

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Abbiamo appreso con grande costernazione la notizia della morte di Giorgio Lunghini, che collaborò ai seminari della Società di Psicoanalisi Critica con un intervento su Freud e Keynes che venne anche poi pubblicato nella rivista Costruzioni Psicoanalitiche. In quell’occasione e anche in colloqui successivi potemmo apprezzare oltre che la sua statura scientifica, l’ampiezza dei suoi orizzonti culturali, la profondità del pensiero e la naturale sobrietà ed eleganza del suo scrivere e del suo parlare, inalterata negli anni. Nei suoi interventi Lunghini amava ripetere che un buon economista si pone interrogativi che non hanno una stretta attinenza con l’economia angustamente intesa e ricordava proprio la domanda che si poneva Keynes e cioè la ragione per cui ci piace il denaro. Proprio da questo interrogativo iniziò il suo intervento al seminario e poi in università. L’incontro e la collaborazione con una Società che si occupava di psicoanalisi era per lui del tutto naturale: del resto proprio Keynes, di cui Lunghini è forse il massimo studioso in Italia, si era formato in quella straordinaria atmosfera del salotto Bloomsbury, nella Londra degli anni ’30, assumendone a sua volta la curiosità e vastità degli interessi. La morte di un uomo e di uno studioso come lui è una perdita gravissima in un momento di pensiero desertificato come questo. Come membri di questa Società che hanno avuto il piacere di conoscerlo, abbiamo perso anche un amico, che è stato con noi per un breve tratto del percorso con la disponibilità, l’intelligenza e uno stile purtroppo assai rari.

I DUECENTO ANNI DALLA NASCITA DI MARX

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UNA NECESSARIA PREMESSA
I duecento anni dalla nascita di Marx, avvenuta il 5 maggio del 1818, è bene vengano celebrati non solamente perché si tratta del bicentenario della nascita di un uomo che, come pochi altri nella storia del mondo, è stato in grado di conquistare alle sue idee milioni di uomini che hanno, con il loro lavoro e le loro lotte, fatto, con i loro grandi meriti ed i loro grandi errori, la storia dalla metà del diciannovesimo secolo agli attuali albori del ventunesimo, ma soprattutto perché, ancora una volta, la celebrazione di un anniversario che riguarda il fondatore del “socialismo scientifico” coglie il mondo, quello capitalistico certamente, ma anche tutti quei paesi che ne sono in qualche maniera satelliti, immerso in una crisi strutturale che, appunto, Marx ci ha insegnato essere lo stato di normalità e non l’eccezione nel modo di produzione del capitale e nel mondo che gli si conforma.

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