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Newstown, modelli sviluppo_aggiunta

Written by laura. Posted in homepage, Ideologico quotidiano

di Enrico Perilli

C’era una volta Lucoli. Nell’immaginario cittadino Lucoli è il paese da attraversare per arrivare a Campo Felice o il paese di provenienza di qualche collega o amico. In realtà il Comune montano di Lucoli ha una storia ricca e gloriosa non solo per avere dato i natali a Pietro Marrelli, avvocato mazziniano membro della Carboneria, condannato a 16 anni di carcere per cospirazione, ma per aver avuto un’economia fondata sulla pastorizia e sul lavoro del bosco in una splendida valle attraversata da un piccolo corso d’acqua. Con il tramonto della civiltà contadina, l’urbanizzazione e l’industrializzazione, Lucoli inizia a spopolarsi e decide di darsi un futuro legando le sue sorti al turismo monotematico invernale dipendente dagli impianti sciistici di Campo Felice. Fino a qualche decennio fa sopravviveva ancora qualche scampolo di vita rurale e il paese, soprattutto d’estate, era molo animato, tant’è che qualcuno scrisse sul lavatoio di Colle di Lucoli “alla fonte ci sarà sempre qualcuno”; così è stato, a qualsiasi ora si attraversava il Colle, alla fonte c’era sempre qualcuno. Ai margini del percorso stradale che conduce a Campo Felice insistevano molte attività commerciali e di ristorazione frequentate non solo da turisti ma anche da numerosi allevatori.

Newstown, razzismo

Written by laura. Posted in homepage, Ideologico quotidiano

di Enrico Perilli

Diversi anni or sono, ai tempi degli sbarchi dall’adriatico da parte di cittadini albanesi, durante una riunione tra docenti universitari un professore della Facoltà di ingegneria, poco a conoscenza del suo mondo emotivo, raccontò un sogno: si trovava su una montagna, iniziò a rotolare giù e finì su un barcone pieno di albanesi che lo portò non in Italia ma in Albania, si svegliò spaventato e spaesato. L’ingegnere autore del sogno diede la responsabilità di questo strano prodotto onirico alla costolette di maiale mangiate la sera precedente, gli psicoanalisti presenti in sala invece non faticarono a riconoscere i temi archetipici del sogno. Il sogno diceva al professore che nuove parti psichiche, frammenti scissi di personalità, stavano emergendo. Venivano rappresentate nel sogno dall’arrivo dei diversi, degli sconosciuti, gli albanesi e dall’essere scaraventato in una terra vissuta nell’immaginario collettivo come ostile, l’Albania.

EL 68 EN ARGENTINA, hoy más vigente que nunca en las calles, en las pancartas, en los grafities.

Written by laura. Posted in homepage, Ideologico quotidiano

Mayo del 68 fue y es paradigma de los movimientos populares de la segunda mitad del siglo pasado en Argentina y considero que también para muchos de los países de Latinoamerica. Tal vez como en 1800 para las gestas libertadoras, los aires revolucionarios de Europa: Igualdad, Libertad, Fraternidad, llegaban también a orillas del Rio de la Plata, al Virreynato del Alto Perú, a México, también en los 60 se esparcieron por el territorio americano las consignas de ese Mayo francés: prohibido prohibir, la imaginación al poder, nosotros somos el poder y asimismo la idea de que la revolución estaba en la libertad sexual, en el arte, la política, en la libertad de expresión, en el pueblo[i].

LA FINZIONE E L’INGANNO

Written by laura. Posted in Archivio seminari, homepage

anfiteatro

Sabato 26 maggio 2018 – ore 9,30/13,00

Libreria Franco Angeli Bookshop
Piazzetta ribassata davanti al Teatro degli Arcimboldi
(MM5 – Bicocca; Bus 87; tram 7 – fermata Arcimboldi)
Ingresso libero

La finzione e l’inganno

Aldo Giannuli

Alessandro Voltolin

Conduce il dibattito Guido Bozzini

Da sempre l’adattamento della verità, nella vita sociale come in quella individuale, ha avuto scopi tanto protettivi quanto predatori degli interlocutori. Ne sono esempi la politica, l’economia e la guerra.

“SOPIRE, TRONCARE, PADRE MOLTO REVERENDO: TRONCARE, SOPIRE” Sul ’68 e dintorni

Written by Adriano Voltolin. Posted in homepage, Ideologico quotidiano

di Adriano Voltolin

E’ imbarazzante scrivere qualcosa sul ’68. Non tanto perché l’abitudine di trasformare una memoria in un ricordo ed un ricordo in una commemorazione, fa sì che ci si trovi in una notte nella quale tutte le vacche sono nere: il 1848 e le cinque giornate di Milano, la lotta partigiana, le quattro giornate di Napoli, l’impresa dei mille e le guerre d’indipendenza sono, in quest’ottica, tutti fulgidi, e soprattutto intercambiabili, esempi di lotta per la libertà; e quindi Cattaneo, Garibaldi, Mazzini, Duccio Galimberti e Gennarino Capuzzo sono tutti fratelli anelanti la medesima cosa: la libertà senz’altre più precise definizioni che, al più, guasterebbero solamente il clima ecumenico.

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